Second-party data partnerships - Data sharing tra brand e rivenditori

Second-party data partnerships – Data sharing tra brand e rivenditori

In Yourlead | Blog by Danilo ValentinoLeave a Comment

Le aziende fanno fatica a conoscere i loro clienti. Questa è la dura realtà per tutti i marketer. Ottenere una visione completa dei dati dei propri clienti è quasi impossibile, soprattutto se analizzati separatamente. Quindi, come possono i brand manager collaborare con i rivenditori per portare la creatività al tavolo e sfruttare al meglio i dati acquisiti?

L’attuale sfida per i marchi che interagiscono con un cliente su numerose piattaforme è l’accumulo di più identificativi per ogni singolo utente. Secondo Gartner, oltre il 90% dei marketer fatica a collegare, senza problemi, più di tre canali nel percorso del compratore.

Tuttavia, i brand non dovrebbero soffrire in silenzio.L’aiuto è a portata di mano, attraverso i rivenditori al dettaglio, che spesso conoscono meglio i clienti che i brand stessi. Queste collaborazioni sono note in tutto il settore del marketing second-party data partnerships.

I second-party data sono semplicemente dati provenienti da un’altra organizzazione, condivisi tra marchi e rivenditori al fine di consentire l’attuazione di una migliore strategia marketing basata sui dati. La tecnica sta diventando sempre più popolare e entro il prossimo anno si prevede che l’utilizzo di dati di terze parti aumenterà del 26% per essere utilizzato dal 64% di tutti imarketer.

Quindi, come fanno i marchi e i rivenditori a sfruttare al meglio la miniera d’oro dei dati su cui siedono?

Quando si valutano potenziali second-party data partner, i marketer possono assicurarsi che i dati siano stati acquisiti eticamente seguendo queste best practice:


L’esperienza del cliente è fondamentale



Tutti i professionisti del marketing sapranno che i dati dei clienti sono sempre accompagnati da regole: non è un processo semplice e lineare. Non solo i marketer devono mirare a soddisfare le aspettative dei clienti, ma devono anche essere consapevoli di queste aspettative quando si tratta dei loro dati e di come vengono utilizzati per scopi di marketing. È giusto dire che alcuni clienti non sono sempre pienamente consapevoli di come i loro dati vengano utilizzati. Tuttavia, grazie alla recente attuazione dei nuovi Regolamenti generali sulla protezione dei dati (GDPR), si riesce a garantire la piena trasparenza e l’opzione per i clienti di attivare o disattivare le comunicazioni. Certo, c’è ancora spazio per migliorare da parte dei marketer su questo fronte.

Che cosa costituisce una second-party data partnership di successo?


Al fine di formare una second-party data partnership di successo, è fondamentale che i marketer rinnovino sempre le politiche sulla privacy che erano presenti al punto di raccolta e definiscono come, quando e dove i dati possono essere utilizzati per supportare la loro privacy. Per evitare controversie, è anche fondamentale che i clienti ricevano adeguate notifiche e opzioni di opt-out: l’esecuzione di azioni come queste consentirà inoltre ai marketer di rimanere un passo avanti rispetto ai concorrenti.

In che modo i marchi possono trovare i giusti partner?


In un momento in cui i dati dei clienti rappresentano un fattore chiave, con l’uso di Internet che domina il settore tecnologico, i rivenditori stanno affrontando un’enorme pressione per competere all’interno di tutti i canali di e-commerce, mantenendo la reputazione del marchio e la fedeltà dei clienti. Trovare i giusti partner per il data sharing può creare o distruggere la reputazione di un marchio, quindi è essenziale che la scelta sia fatta molto attentamente. C’è tanto da guadagnare per i marchi quando si tratta di partnership strategiche. È fondamentale che i marchi non affrettino questo processo collaborando con rivenditori che non sono perfettamente idonei poché questo avrà inevitabilmente un impatto negativo sulla reputazione del marchio, in particolare quando si tratta di concorrenza.

Gestire i dati e aderire alle normative del settore e GDPR


I clienti e i marketer operano entrambi in una società che parla regolarmente di sourcing etico. Ormai le segnalazioni di utilizzo non etico dei dati sono un evento normale e, di conseguenza, è necessario raddoppiare l’impegno a diventare professionisti responsabili e consapevoli. Le organizzazioni stanno giustamente adottando approcci più rigorosi al data sourcing, al fine di ottenere una visione a tutto tondo dei propri clienti.

Le tecniche creative di marketing dovrebbero essere adottate con dati di terze parti


La creatività è fondamentale quando si tratta di marketing e dati di terze parti. Diversi sono i vantaggi apportati da dati esterni: i dati, quindi la conoscenza proveniente da fonti terze possono contribuire a migliorare l’esperienza finale del cliente.

Dunque si può affermare che mettere i dati al primo posto, rispettando l’etica dei dati, dovrebbe essere una priorità per i marketer che vogliono avere successo nel contesto lavorativo moderno.

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